Questo il dilemma che vede il nuovo stop alla elezione diretta degli organi di vertice degli enti di area vasta siciliani.
La decisione degli uffici legislativi della Camera dei Deputati di dichiarare inammissibile l’emendamento richiesto con forza dal governo della Regione Siciliana e da tutta la maggioranza di centrodestra dell’ARS, anche a causa dei tempi stretti per la convocazione dei comizi elettorali per svolgere le elezioni in primavera, conferma che a questo punto ciò che davvero affligge la Regione Siciliana è proprio l’analfabetismo istituzionale.
Perché è veramente ridicolo ripetere gli stessi errori per decenni, e aspettare da mesi che la regione siciliana venisse autorizzata dal “Governo amico” ad aggirare la legge Delrio, e non capire che, anche se fosse stata accontentata, non avrebbe risolto alcunché, in quanto avrebbe comunque dovuto fare i conti sulla mancata rimozione di antichi impedimenti, ben conosciuti sin dal 1946 e incredibilmente volutamente ignorati.
Infatti prima ancora della Legge Delrio, che impedisce l’elezione diretta, e consente solo quella di secondo grado, lo Statuto dell’Autonomia Siciliana, all’art. 15 sin dal 1946, ha soppresso le circoscrizioni provinciali e sancito che “l’ordinamento degli enti locali si basa nella Regione Siciliana sui Comuni e sui liberi consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria”. Peccato che i liberi consorzi comunali siano privi dell’autonomia territoriale, che rimane esclusivamente ai singoli comuni, e quindi, senza territorio, per legge non possono indire elezioni per eleggere gli amministratori, ma unicamente procedere alle elezioni di secondo grado, come appunto è stato fatto per svariati anni.
Fino a quando non venne stabilito un aggiramento dello Statuto Regionale che, senza procedere alla modifica dell’art. 15 con procedura costituzionale, semplicemente si pensò di risolvere con la semplice e ridicola sostituzione della denominazione dei liberi consorzi comunali, di cui all’art. 15, con la denominazione di Province Regionali.
Una forzatura voluta dalla politica, che ha visto una costante contrarietà della Corte Costituzionale sia con Musumeci presidente, che si gloriò di varare una nuova legge regionale, per reintrodurre l’elezione diretta del Presidente dei liberi consorzi comunali, subendo la mortificazione della sentenza costituzionale n. 168/2018 che appunto, per l’incompatibilità della legge Delrio, dichiarò la legge incostituzionale.
In effetti è incomprensibile che a fronte dei ripetuti interventi della Corte costituzionale, che ha chiaramente più volte escluso che si possa procedere ad una elezione diretta, mantenendo inalterata la denominazione di liberi consorzi comunali nello statuto, tutti i governi regionali abbiano sempre cercato di aggirare e non risolvere correttamente la questione.
L’eliminazione delle province, per soddisfare un populismo vuoto e ignorante, ha determinato, dopo quasi 12 anni di vergognosa nomina di commissari, un vulnus gravissimo della democrazia, facendo venire meno del tutto, per mancanza di guida politica, e di risorse, il fondamentale ruolo e i necessari servizi degli enti di area vasta, a discapito dei cittadini siciliani.
Ma perché in una Regione coma la Sicilia, che gode, si fa per dire, da 77 anni di autonomia speciale, ciò è accaduto?
Perché la Sicilia ha una classe politica scarsa, incapace e menefreghista, dedita più alla ripartizione delle mance ai parlamentari per sostenere i clienti elettori, che alla gestione programmatica delle attività al servizio dei cittadini.
Ma soprattutto una classe politica avulsa dalle regole e irrispettosa delle leggi, oltre che arrogante, e convinta che basti una pacca sulle spalle e l’occhiolino, per ottenere favori e improbabili vie di uscita, nonché presunte scorciatoie, specie se sostenuti dai “governi amici”, piuttosto che applicare le leggi e rispettare le regole.
Per cui da un presidente della regione all’altro, con disarmante leggerezza, e conseguenti figuracce, da decenni, si continua questa agonia insopportabile che non porta da nessuna parte.
Ma per salvare gli interessi dei cittadini siciliani, occorre procedere prima possibile in questo modo:
1) il pieno ritorno alle province con l’elezione diretta degli organi di vertice;
2) per realizzare questa scelta occorre preliminarmente procedere alla modifica dell’art. 15 dello Statuto della regione Siciliana, sostituendo gli enti di area vasta denominati liberi consorzi comunali con le circoscrizioni provinciali, e presentarlo al parlamento per la procedura costituzionale di modifica dell’articolo;
3) successivamente, ad articolo 15 modificato, chiedere al Parlamento, qualora fosse ancora operativa la legge Delrio, di esonerare la Sicilia dai limiti contenuti nella legge, e consentire l’elezione diretta da parte dei cittadini;
4) impostare un nuovo testo aggiornato alle modifiche ottenute, con un occhio all’aumento delle materie di competenza delle nuove province;
5) nelle more di tali attività, procedere alla immediata elezione di secondo grado per eliminare la prosecuzione delle mortificanti gestioni commissariali, ma inserire una norma di cessazione anticipata della consiliatura, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge di elezione diretta, per consentire l’immediato avvio del nuovo corso.
6) la dichiarazione di scuse dei Presidenti della Regione e dell’ARS, nonché dei parlamentari, per i ritardi ingiustificabili subiti dai cittadini e l’impegno solenne di tutti i gruppi consiliari di non chiedere il voto segreto sulla legge, per rispetto dei Siciliani.
Nicola Bono – Presidente Europa Nazione
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