La Guardia di Finanza di Catania ha concluso un’operazione su vasta scala contro una presunta associazione a delinquere dedita a frodi fiscali. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania, ha portato all’esecuzione di misure cautelari personali nei confronti di 15 individui e al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di oltre 8,2 milioni di euro. L’operazione, che si è estesa in diverse province italiane, ha coinvolto 29 indagati accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione dei redditi infedele e fraudolenta e indebita compensazione di crediti fiscali inesistenti.

Il meccanismo della frode: falsi appalti di servizi per mascherare la somministrazione illecita di manodopera

L’indagine, avviata a seguito di controlli fiscali, ha svelato un sistema di frodi basato sulla creazione di consorzi di imprese fittizi. Questi consorzi, privi di una reale struttura operativa, assumevano numerosi lavoratori, spesso provenienti dalle aziende clienti, per poi riassegnarli alle stesse aziende sotto forma di falsi appalti di servizi. In realtà, i lavoratori continuavano a svolgere le loro mansioni presso le aziende originarie, senza alcuna variazione nella loro posizione lavorativa. Questo sistema consentiva alle aziende clienti di ridurre i costi del lavoro, eludendo gli oneri contributivi e previdenziali, e di detrarre indebitamente l’IVA dalle fatture relative ai presunti servizi.

Il ruolo dei consorzi e delle società cartiere

I consorzi, guidati da prestanome, accumulavano debiti tributari senza onorarli. Per neutralizzare questi debiti, ricorrevano a indebite compensazioni con crediti IVA inesistenti, generati da fatture false emesse da società “cartiere” create ad hoc. Questo meccanismo permetteva alle consorziate di ottenere la certificazione di regolarità contributiva, aggirando le normative contro la somministrazione illecita di manodopera.

L’epicentro catanese e la rete di collaboratori

Le indagini hanno individuato il centro operativo del sistema fraudolento a Catania, presso lo studio di un commercialista e del suo collaboratore, considerati i promotori dell’organizzazione. Questi si avvalevano di una rete di collaboratori, tra cui un responsabile commerciale per Calabria e Lazio, un referente per le strutture ricettive in Calabria e due addette alla gestione dei clienti e degli adempimenti giuslavoristici. Inoltre, nove soggetti assumevano il ruolo di amministratori di diritto delle diverse società costituite, facendo da paravento all’attività illecita.

Le misure cautelari e i sequestri

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania ha disposto la custodia cautelare in carcere per i due promotori dell’associazione, già coinvolti in un’analoga indagine nel 2020. Arresti domiciliari sono stati disposti per altri quattro partecipanti all’associazione, mentre nove soggetti hanno ricevuto il divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche per un anno. Oltre alle misure cautelari personali, sono stati sequestrati 28 società coinvolte nella frode e beni per un valore di oltre 8,2 milioni di euro.

Ulteriori indagini sulle aziende clienti

Parallelamente all’esecuzione dei provvedimenti cautelari, sono state effettuate perquisizioni presso le aziende clienti che avrebbero maggiormente beneficiato della somministrazione illecita di manodopera. L’obiettivo è quello di raccogliere ulteriori prove a sostegno dell’accusa di dichiarazione fraudolenta e di accertare eventuali responsabilità amministrative delle società coinvolte.

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